CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

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13/01/2014

GLI ANTIDEPRESSIVI DI NUOVA GENERAZIONE POTREBBERO PREVENIRE LE DISFUNZIONI COGNITIVE DELLA TRISOMIA 21

Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'Università di Bologna guidato da Renata Bartesaghi ha appena pubblicato sulla rivista di neuroscienze "Brain" uno studio che dimostra la possibilità di annullare, su uno specifico modello di topo di laboratorio, le alterazioni dello sviluppo cerebrale legate alla trosomia 21, somministrando nel periodo prenatale la fluoxetina, il capostipite degli antidepressivi di nuova generazione.
La trisomia 21, detta anche sindrome di Down, dal nome del medico inglese (John Langdon Down) che la descrisse nel 1866, è una condizione cromosomica causata dalla presenza di una terza copia del cromosoma umano 21 (HSA 21) o di una sua parte. Rappresenta l'anomalia cromosomica più comune nell'uomo e quella più frequentemente associata a disabilità intellettiva. L'alterazione genetica determina un consistente difetto nella generazione e nella maturazione dei neuroni di diverse aree cerebrali, soprattutto della corteccia, con conseguente riduzione delle capacità cognitive. Il quoziente intellettivo medio dei giovani adulti con sindrome di Down è di circa 55, anche se esiste una grande variabilità individuale rispetto alle abilità cognitive specifiche.
La ricerca è partita da alcune acquisizioni precedenti: la capacità di alcune aree del sistema nervoso centrale di formare nuovi neuroni e di modificare la propria struttura sulla base degli stimoli esterni, la capacità di molti farmaci psicoattivi, soprattutto degli antidepressivi, di favorire questa produzione di nuove cellule ed il trofismo delle cellule già esistenti, e la capacità della fluoxetina di normalizzare il numero e la forma dei neuroni ippocampali in topi che rappresentano modelli genetici di trisomia 21.
Nello studio appena pubblicato su Brain sono stati trattati con la fluoxetina, per la prima volta nella ricerca in questo settore, non i neonati di topo trisomici, ma le loro mamme durante la gravidanza, col risultato – come ha riferito alla stampa la dottoressa Bartesaghi - di ripristinare il cervello in tutte le sue parti, e non solo nell’ippocampo. Il tutto apparentemente senza effetti indesiderati, né per la mamma, né per i feti.
I limiti della trasferibilità all'uomo di questa scoperta, e delle altre derivate dalla ricerca sui topi, sono legati alla validità dei modelli murini di trisomia, che insistono sul solo HSA 21 (topi transcromosomici) o sui suoi blocchi di sintenia (regioni del genoma dove l'ordine dei geni è analogo e stabile) dei cromosomi murini 16,10 e 17. È infatti probabile che nell'uomo le origini dei fenotipi trisomici siano molto più complicate di quanto si è ritenuto finora e che coinvolgano interazioni fra più geni e disequilibri generali nei processi chiave che regolano lo sviluppo.

RIFERIMENTI

- Guidi S., Stagni F., Bianchi P., Ciani E., Giacomini A., De Franceschi M., Moldrich R., Kurniawan N., Mardon K., Giuliani A., Calzà L, Bartesaghi R. Prenatal pharmacotherapy rescues brain development in a Down’s syndrome mouse model. Brain, 2013, published online: December 12.
- Liu C, Belichenko PV, Zhang L, Fu D, Kleschevnikov AM, Baldini A, Antonarakis SE, Mobley WC, Yu YE. Mouse models for Down syndrome-associated developmental cognitive disabilities. Dev Neurosci. 2011;33(5):404-13.
- Sérégaza Z, Roubertoux PL, Jamon M, Soumireu-Mourat B. Mouse models of cognitive disorders in trisomy 21: a review. Behav Genet. 2006 May;36(3):387-404.



Marco Bertelli