CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

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20/07/2014

LA DEPRESSIONE NELLA DISABILITÀ INTELLETTIVA: PSICOTERAPIA

Fino a qualche anno fa molti psicologi e psicoterapeuti sostenevano che la psicoterapia non fosse utile per le persone con Disturbi dello Sviluppo Intellettivo (DSI) e forse nemmeno praticabile. Il motivo principale era la diffusa e persistente supposizione che le persone con DSI non avessero capacità intellettive adeguate per trarre vantaggio da terapie basate sul colloquio. Pertanto di fronte a utenti di questo tipo presentavano atteggiamenti poco partecipativi e scarsa propensione alla comprensione del loro mondo interno, determinando pseudoconferme dei loro preconcetti. Un’altra causa dei limiti persistenti dell'intervento psicoterapeutico non farmacologico sui problemi di salute mentale dei DSI è stata la mancanza di strumenti per individuare i sintomi e misurarne i cambiamenti.
Da qualche anno la concettualizzazione e le tecniche psicoterapeutiche per i DSI stanno finalmente cambiando e vengono sviluppati adattamenti sempre più efficaci delle metodiche utilizzate nella popolazione generale. Ad esempio nelle tecniche cognitivo-comportamentali vengono inclusi sempre più spesso l'uso di figure, gli stili d'intervista semplificati e il role play. Anche i tempi sembrano necessitare di alcune peculiarità, con incontri più brevi dei 50 minuti abituali e meno frequenti. Per il momento questi adattamenti non sono stati standardizzati e, nonostante la crescente domanda di formazione specifica, non è stato prodotto nessun manuale.
Alcune evidenze recenti, condotte anche su bambini a sviluppo tipico, indicano che il completamento della maturazione delle capacità cognitive non è indispensabile alla possibilità di poter trarre vantaggio da Terapie Cognitivo-Comportamentali (TCC). Altri studi hanno dimostrato che la maggior parte delle persone con DSI di grado lieve-moderato sono in grado di associare correttamente pensieri ed emozioni, altri ancora indicano che le terapie d’orientamento psicodinamico della durata di almeno un anno possono determinare miglioramenti significativi dell'intelligenza emotiva.
Recentemente i dottori Vereenooghe e Langdon del Dipartimento di Scienze Psicologiche dell'Università di East Anglia (Norwich, UK) hanno condotto una revisione sistematica e una metanalisi, cioè una sintesi quantitativa dei risultati degli studi disponibili, sulle terapia psicologiche per le persone con DSI. Dei 143 studi identificati solo 22 offrivano indicazioni precise e solo 14 sono stati inclusi nella metanalisi. Molti studi non avevano considerato una descrizione delle principali caratteristiche dei partecipanti, come il livello e la natura del DSI, altri non avevano previsto una valutazione in cieco degli effetti dei trattamenti e altri ancora non riportavano dati sulla costanza nella partecipazione al trattamento.
L'efficacia è risultata leggermente più bassa per trattamenti di gruppo rispetto a quelli individuali.
La TCC ha mostrato una buona efficacia sulla rabbia e la depressione, negli adulti con DSI di grado più lieve anche sui comportamenti aggressivi, l'ansia o i sintomi psicotici. Risultati positivi sono anche risultati associati a remissione di vari raggruppamenti di sintomi dello spettro ansioso-depressivo. Gli interventi orientati al miglioramento del funzionamento interpersonale si sono invece rivelati poco efficaci.
Le evidenze riferite a psicoterapie diverse dalla TCC sono risultate insufficienti a produrre indicazioni valide d'efficacia o di metodo.
Secondo un'altra metanalisi recente l'efficacia generale della TCC sulle persone con DSI sarebbe molto alta (effect size di 3.08), anche se nella maggior parte dei casi gli esiti sarebbero stati valutati solo in termini di comportamenti osservabili e non come cambiamenti cognitivi o emotivi.
La stessa metanalisi ha rilevato che in questo ambito sono stati condotti pochi studi con alto valore conoscitivo, ovvero disegnati con metodologia complessa e includenti tecniche d'intervento e misure di esito standardizzate. Sono stati individuati solo due studi randomizzati e controllati, che riguardano la gestione della rabbia in unità di sicurezza e in setting comunitari attraverso tecniche cognitive e di autocontrollo. Le ragioni della mancanza di studi con disegno complesso sono prevalentemente di carattere etico ed economico.
Un processo di standardizzazione di un metodo di TCC è in corso di sviluppo da alcuni anni da parte della Professoressa Hassiotis e del suo gruppo dell'University College di Londra. Il metodo terrà conto della prospettiva specifica della persona con DSI, indagata negli ultimi anni sempre da alcuni ricercatori del Regno Unito, in particolare dalla dottoressa Pert e dai suoi collaboratori dell'Institute of Health and Wellbeing dell'Università di Glasgow. Questi ricercatori hanno sottoposto un gruppo di persone con DI da borderline a moderata e problemi d'ansia, depressione o rabbia a due interviste semi-strutturate nella fase iniziale e centrale del loro percorso di TCC. I partecipanti hanno attribuito particolare importanza alla possibilità di parlare dei loro problemi con un terapeuta, sottolineandone le caratteristiche d'accoglienza, empatia e valorizzazione, hanno riconosciuto d'aver individuato quali fossero alcuni cambiamenti significativi da attuare nella propria vita, ma hanno mostrato seri dubbi sulla possibilità di poter continuare a perseguirli dopo la conclusione della terapia.

RIFERIMENTI

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Marco O. Bertelli e Annamaria Bianco