CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

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31/08/2014

PENA CAPITALE PER LE PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVA: LA NUMEROLOGIA SUL QUOZIENTE INTELLETTIVO È ANCORA UN RIFERIMENTO

Nel 1786 il Granducato di Toscana abolì la pena capitale per tutti i reati. Fu il primo Paese al mondo a riconoscere in ambito legislativo la dignità umana e il valore intrinseco della vita. Nel 2014 ancora 58 Stati del mondo prevedono la condanna a morte come forma di punizione legale, sebbene il numero di quelli in cui viene eseguita sia fortunatamente inferiore.
Come tutte le pene disposte in relazione a un reato, anche questa è destinata a chi in sede giudiziaria sia ritenuto responsabile di un crimine commesso con consapevolezza, intenzionalità e volontà. Con alcune differenze legate alle specificità del contesto socio-culturale, i codici penali dei vari Paesi contemplano norme alle quali far riferimento per decretare la colpevolezza o l’innocenza di un individuo. In alcuni casi tuttavia questi codici legislativi non sono sufficienti a garantire l’adeguatezza di una sentenza, le controverse vicende legate alla disposizione e all’attuazione di pene capitali nei confronti di persone con disabilità intellettiva (DI) ne costituiscono un esempio.
Negli USA, dove questa circostanza si è verificata più spesso che altrove, già nel 1989 la Corte Suprema affermava che la DI, allora ancora definita 'ritardo mentale', è un fattore da considerare come attenuante durante l’intero iter processuale e soprattutto al momento della formulazione della pena (sentenza “Penry v. Lynaugh”). La Corte fondava i propri dubbi sulla legittimità della condanna sull’incapacità piena o parziale di pianificare in autonomia determinate azioni e comprenderne appieno le conseguenze, di sostenere un processo, di capire la natura e la gravità del procedimento a proprio carico, di difendersi o farsi difendere adeguatamente.
Nel 2002 la stessa Corte Suprema ha vietato la condanna a morte per le persone con deficit intellettivo (sentenza “Atkins v. Virginia”), stabilendo che in questo caso l’esecuzione capitale avrebbe rappresentato una violazione dell’ottavo emendamento della Costituzione degli USA, che abomina “pene crudeli e inusuali”.
A fronte di posizioni giuridiche apparentemente chiare, nella realtà si è assistito a condanne ed esecuzioni di persone con DI, ovvero con un Quoziente Intellettivo (QI) inferiore a 70 [il limite inferiore di normalità è 85, fra 70 e 85 punti si parla di 'funzionamento intellettivo limite (FIL)'] e difficoltà di adattamento nei principali contesti di vita.
Questo è stato possibile per alcune ambiguità legislative che permettono in pratica che i singoli Stati americani abbiano facoltà di applicare la norma modulandola in relazione al caso specifico.
Solo per citare alcuni esempi: Marvin Wilson, recentemente giustiziato nello Stato del Texas per omicidio, nonostante un QI di 61, Edgar Tamayo Arias con lieve disabilità intellettiva, giustiziato nel medesimo Stato e per il medesimo reato, Nollie Martin, omicida, giustiziato in Florida, aveva un QI di 59.
L’elenco delle persone disabili finite nel braccio della morte è lungo e tristemente arricchito da una serie di casi in cui la tale pena è stata disposta anche in presenza di funzionamento intellettivo limite, cioè corrispondente, come suddetto, secondo l’American Psychiatric Association, a un punteggio di QI compreso tra 71 e 85. Un caso recente è quello di Teresa Lewis, QI pari a 72, giustiziata in Virginia per aver pianificato l’uccisione del marito e di suo figlio al fine d’incassare la rendita di un’assicurazione sulla vita.
In queste circostanze la persona viene giudicata alla stessa stregua delle persone con un QI superiore a 85, mentre è stato ripetutamente dimostrato che il FIL, presente in circa il 13% della popolazione, rappresenta una condizione di vulnerabilità psicologica e adattiva simile a quella della DI. Anche la prevalenza di disturbi psichiatrici è significativamente più alta nelle persone con FIL che nella popolazione generale.
Alla luce delle nuove acquisizioni scientifiche, basare l'imputabilità o addirittura la pena di morte su deviazioni contenute di QI rispetto alla media della popolazione non è più accettabile, queste infatti non permettono da sole di definire l’effettiva capacità umana di essere e agire intelligentemente, tanto meno sulle reali possibilità di agire consapevolmente, intenzionalmente e volontariamente. Rispetto alla Lewis sono esplicative di questa insufficienza i giudizi di un professore di psicologia presso la Duke University (North Carolina) chiamato a valutarla: “Se si tiene conto di tutte le prove, è evidente che Teresa non possedeva né l'intelligenza verbale, né l’indipendenza per progettare e pianificare un omicidio. Inoltre, il fatto che Teresa abbia trovato e diretto due uomini nel commettere tali reati è del tutto contraddittorio rispetto a entrambi i test della personalità effettuati. Teresa ha passato la sua vita prendendo ordini dagli uomini e soddisfacendo i loro desideri per compiacerli ...”
In più, come già ampiamente sottolineato in altri articoli di questo sito, il concetto stesso di intelligenza, come funzione psichica unitaria, appare sempre più fortemente criticato. Nell'ultima versione del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-5), l'Associazione Psichiatrica Americana ha modificato nome e criteri diagnostici per il ritardo mentale, sottolineando che nella determinazione del disturbo il QI è molto meno importante dell'impatto delle abilità cognitive sui comportamenti e le abilità.
Di fronte alla scelta di una pena capitale, i numeri non sono opinioni, ma è opinabile continuare a riferirvisi per definire confini precisi nella complessità del funzionamento cognitivo umano.

RIFERIMENTI

- www.amnesty.it/flex/cm/se/search.php/L/IT/ST/1?frmSearchText=disabilit%E0+intellettiva (u.v. 31/8/2014)
- Ellis JW. (2013). The law's understanding of intellectual disability as a disability. Intellect Dev Disabil. Apr; 51(2):102-7.
- Hassiotis A, Strydom A, Hall I, Ali A, Lawrence-Smith G, Meltzer H, Head J, Bebbington P. (2008). Psychiatric morbidity and social functioning among adults with borderline intelligence living in private households. J Intellect Disabil Res. 52: 95-106.
- No authors listed. (2014). Intelligent testing. Nature. Feb 20; 506(7488):265-6.
- Reardon S. (2014). Science in court: Smart enough to die? Nature. Feb20; 506(7488):284-6.



Daniela Scuticchio e Marco O. Bertelli