CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

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27/11/2014

USO DEGLI ANTIDEPRESSIVI IN GRAVIDANZA E RISCHIO DI AUTISMO: UNA MAPPATURA DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA

Gli ultimi rapporti del centro americano per la prevenzione e il controllo delle malattie indicano che un bambino su 68 riceve una diagnosi di autismo o disturbo dello spettro autistico (DSA), con un incremento del 30% rispetto a due anni fa. Le cause di questo rapido e progressivo incremento di prevalenza sono ancora da chiarire e lasciano adito a numerose supposizioni con scarso valore scientifico. Recentemente alcuni clinici e ricercatori hanno sostenuto un netto aumento del rischio di DSA nei bambini nati da madri che hanno utilizzato farmaci antidepressivi in gravidanza. A seguito di queste pericolose affermazioni il CREA ha condotto una mappatura sistematica della letteratura scientifica sull’argomento aggiornata a ottobre 2014 e concluso che tale rapporto causale non è affatto supportato da chiare evidenze.
La maggior parte delle ricerche indica che i bambini esposti agli antidepressivi, sia di vecchia che di nuova generazione, nella vita intrauterina non sviluppano autismo in modo inequivocabilmente superiore rispetto a quelli non esposti. Gli studi che indicano con certezza un rischio maggiore sono pochi. Uno di questi, condotto sui registri delle nascite della Contea di Stoccolma nel periodo compreso dal 2001 al 2007, ha rilevato un aumento del rischio di oltre tre volte rispetto alle gravidanze non esposte a questi farmaci, ma spiega al massimo solo lo 0,6% di tutti i nati col disturbo. Nel 2011 un altro studio, condotto su 298 bambini con disturbo dello spettro autistico e su 1507 controlli sani, aveva suggerito che l’assunzione di antidepressivi, nella fattispecie del tipo inibitori della ricaptazione della serotonina, nell’anno precedente al parto potesse raddoppiare il rischio di autismo.
In entrambi i casi si tratta di studi condotti su piccole popolazioni, che non permettono generalizzazioni. Inoltre gli studi non hanno valutato con precisione quanto l'aumento del rischio possa dipendere da altri fattori, fra cui il disturbo depressivo per cui la madre ha ricevuto il trattamento farmacologico. Infatti la ricerca degli ultimi anni indica che la depressione e gli altri disturbi dell'umore potrebbero essere legati ad alcuni disturbi del neurosviluppo da fattori genetici e non genetici, quest'ultimi esprimentisi proprio durante la gravidanza. Secondo questa ipotesi il trattamento antidepressivo in gravidanza avrebbe addirittura un effetto protettivo rispetto al rischio di sviluppo di un DSA nel nascituro.
Il più grande studio sull'argomento finora effettuato ha utilizzato i dati di quasi 700.000 bambini nati in Danimarca fra il 1996 e il 2006, di cui circa 3.900 diagnosticati con un DSA. Qui si è inizialmente osservato un leggero aumento del rischio tra i bambini le cui madri avevano utilizzato un antidepressivo in gravidanza, ma, una volta che i ricercatori hanno ristretto il confronto alle madri a cui era stato diagnosticato un disturbo dell'umore, la differenza si è significativamente ridotta e si è annullata quando sono stati confrontati i bambini esposti con i loro fratelli o sorelle non esposti. I risultati sembrano confermare che sono le condizioni di base, principalmente il disturbo dell'umore e la relativa vulnerabilità genetica complessa, piuttosto che i farmaci, ad essere associate ad un piccolo aumento del rischio di DSA. Al contrario alcune ricerche indicano un possibile effetto protettivo di alcuni antidepressivi sulle alterazioni del neurosviluppo del feto. Proprio meno di un anno fa un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'Università di Bologna ha dimostrato la possibilità di annullare, su uno specifico modello di topo di laboratorio, le anomalie dello sviluppo cerebrale legate alla trisomia 21, somministrando nel periodo prenatale la fluoxetina, il capostipite degli antidepressivi di nuova generazione.
I risultati della revisione sistematica della letteratura condotta dal CREA evidenziano l’importanza di un adeguato trattamento psichiatrico della depressione in gravidanza, che riguarda più di una donna ogni cinque. Infatti, al di là dei rischi contenuti di disturbi del neurosviluppo, l'alta intensità e pervasività dei sintomi depressivi durante la gestazione è frequentemente causa di prematurità, basso peso alla nascita, disturbi del sonno, difficoltà neuromotorie e di linguaggio. Anche alcune complicanze per la madre, quali preclampsia, uso di sostanze (spesso nocive anche per il feto) e comportamenti suicidari sono piuttosto frequenti.

RIFERIMENTI

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Per citare questo articolo:
Bertelli M.O. Uso degli antidepressivi in gravidanza e rischio di autismo: una mappatura della letteratura scientifica. CREA Website, Nov 2014; http://www.crea-amg.org/articoli (data della visita di chi cita)



Marco O. Bertelli