CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

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02/06/2021
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24/02/2021
Congresso Nazionale SOPSI - 24-27 febbraio 2021




 
16/04/2015

AUTISMO: I FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI BIOLOGICI PRENATALI

I disturbi dello spettro autistico rappresentano (DSA), come i disturbi dello sviluppo intellettivo, un raggruppamento metastrutturale. Sotto la denominazione di DSA possiamo infatti individuare condizioni estremamente variabili e diverse fra loro, sia nell’espressione qualitativa e quantitativa dei sintomi, sia nella base eziologica.
Sebbene un numero crescente di evidenze indichi la genetica come la causa principale dei DSA, questa non sembra in grado di spiegare da sola tutte le attuali istanze etiopatogenetiche. Studi recenti, che hanno rilevato espressioni differenziali di migliaia di geni in cellule cerebrali di persone con DSA, indicano la necessità di guardare oltre la genetica e cercare altri fattori ambientali con valore co-causale. Il contributo patogenico dei fattori genetici e ambientali, la loro definizione come fattori di rischio o causali e il grado con cui l’ambiente esterno influenzi l’attività genetica sono ancora oggetto di studio e di riflessione. È invece sempre più dimostrato che i meccanismi epigenetici, che possono alterare l’espressione genica e il fenotipo senza modificare le sequenze del DNA, abbiano un ruolo chiave nei meccanismi etiopatogenetici dei DSA.
Vengono definiti epigenetici quei fenomeni ereditari in cui il fenotipo è determinato non tanto dal genotipo ereditato in sé, quanto dalla sovrapposizione al genotipo stesso di un'impronta che ne influenza il comportamento funzionale, anche in relazione ai fattori ambientali.
I fattori ambientali possono influenzare il comportamento di una persona con DSA e possono determinare lo sviluppo dei sintomi in modo dipendente dall’età. Ciò potrebbe anche essere alla base della costituzione di sottotipi clinici.
I fattori ambientali biologici dei DSA vengono generalmente classificati in prenatali, perinatali e postnatali.
I fattori prenatali includono le infezioni, come la sindrome da rosolia congenita o il citomegalovirus, l’infiammazione, indicata da un aumento della proteina C-reattiva e l’esposizione a sostanze tossiche.
Il possibile contributo di problemi allergici o autoimmunitari in gravidanza è stato supportato da reperti di anticorpi materni circolanti contro proteine cerebrali fetali, ciò che sembra anche indicare la loro capacità di superare la barriera emato-encefalica. Altri studi hanno dimostrato la presenza di citochine proinfiammatorie nel cervello fetale, come il fattore di crescita tumorale, che viene prodotto in mastociti della madre.
Le sostanze tossiche più studiate sono i pesticidi, gli ftalati, l’alcool e alcuni farmaci, come la terbutalina, la talidomide, il misoprostolo o l’acido valproico.
Per anni si è dibattuto se l’uso dei comuni antidepressivi in gravidanza potesse aumentare il rischio di DSA. A seguito di queste pericolose affermazioni il CREA ha condotto una mappatura sistematica della letteratura scientifica sull’argomento aggiornata a ottobre 2014 e concluso che tale rapporto causale non è affatto supportato da chiare evidenze. Un intero articolo sull'argomento è stato pubblicata su questo sito in data 27/11/2014.
Alcuni ricercatori hanno recentemente riportato evidenze sulla capacità dell’esposizione prenatale a forte inquinamento dell’aria di raddoppiare la probabilità di sviluppare un DSA. L’inquinamento dell’aria contiene molti tossici noti per l’impatto negativo sulle funzioni neurologiche. Già in studi precedenti, metalli (antimonio, arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio, manganese, nichel), stirene, chinolina, tricloroetilene, cloruro di metilene, vinil cloruro e particolato di diesel erano stati associati ai DSA. Alcune di queste sostanze potrebbero agire attraverso il loro potere mutageno.
Un altro fattore ambientale associato ai DSA è rappresentato dai problemi di metabolismo nella gestante, soprattutto obesità e diabete di tipo 2. L’incremento di rischio è probabilmente dovuto a insulino resistenza, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere come questo fattore può colpire lo sviluppo cerebrale prenatale.
Anche livelli amniotici di testosterone molto superiori alla media sono risultati associati con un incremento del rischio di DSA. Si ipotizza che il testosterone spinga lo sviluppo cerebrale verso una maggiore capacità di schematizzare e analizzare sistemi complessi, mentre diminuirebbe l’attitudine alla comunicazione e all’empatia, cioè enfatizzerebbe le caratteristiche maschili su quelle femminili.

RIFERIMENTI

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Marco O. Bertelli